Via del Ferro

La Via del Ferro percorre la Val Cavargna e la Val Morobbia per ben 25 chilometri, è stata quindi suddivisa in quattro tratti di percorso che assieme descrivono tutto il percorso che parte da San Pietro Sovera (Carlazzo - I) e termina a Carena (CH).

Tratto 1: San Pietro Sovera - Ponte Dovia

Tratto 2: Ponte Dovia - Forni Vecchi

Tratto 3: Forni Vecchi -Rifugio di Sommafiume

Tratto 4: Rifugio di Sommafiume - Carena

Presentazione:

Il nostro territorio è disseminato di opere umane che oggi stentiamo a conoscere e a riconoscere. Girando per valli, monti ed alpi ci si imbatte in segni, manufatti e costruzioni il cui scopo ci sfugge e sembra incomprensibile. Il Maglio di Carena avrebbe probabilmente subito questo destino, se negli ultimi anni la Regione Valle Morobbia, con il determinante contributo dell'Ufficio dei beni culturali del Cantone e del Museo cantonale di storia naturale, non si fosse impegnata per il suo recupero. E’ nata così la Via del Ferro, itinerario escursionistico tematico, tra la Valle Morobbia (Svizzera) e la Val Cavargna (Italia).

La Via del Ferro offre la possibilità agli escursionisti di ripercorrere le strade utilizzate dai trasportatori per portare il ferro estratto e lavorato a Carena verso il Lario. Lungo il percorso (che si snoda da Carena all’Alpe di Giumello, per proseguire fino al Motto della Tappa e poi scendere in Italia, verso la Val Cavargna, con i suoi villaggi di Cavargna, San Bartolomeo, San Nazzaro, Cusino, Carlazzo e San Pietro Sovera, fino a Porlezza, sulle sponde del Ceresio) possono essere osservate ancora oggi numerose testimonianze dell’importante attività siderurgica che si sviluppò nel passato tanto in Morobbia quanto in Cavargna: vestigia di insediamenti, carbonaie, stazioni di posta, zone di estrazione (cave, miniere) e di lavorazione (altiforni, fucine, magli ad acqua).

Oggi possiamo solo immaginare cosa potesse rappresentare la siderurgia per l’economia delle due vallate. Solo per far funzionare forno e maglio occorrevano decine di persone. C’era chi si occupava di estrarre il ferro dalle miniere, chi procedeva al taglio dei boschi per procurare il legname a chi produceva il carbone, che serviva ad alimentare i fuochi di coloro che lavoravano ai forni fusori e nelle fucine. Si trattava di mastri, operai e relativi aiutanti che svolgevano mestieri i cui nomi appartengono, perlomeno dalle nostre parti, al passato: minatori, boscaioli, carbonai, maestri da forno e maestri fabbri. Altrettanto sconosciuti ai giorni nostri sono i portini della vena, i portini del carbone ed i cavallanti: coloro che assicuravano il trasporto di materie prime e lavorate lungo i sentieri riscoperti dalla Via del Ferro.

Logo della Via del Ferro: queste segnalazioni sono disposte lungo tutto il tragitto nei passaggi principali (foto di Attilio Selva)

Quella del ferro è una lunga storia, che ci riporta indietro di secoli. In base ai documenti rinvenuti ed alle ricostruzioni fatte, si presume che le prime attività siderurgiche in Valle Morobbia furono avviate nella seconda metà del 1400. Artefice dell’impresa fu il casato dei Muggiasca, famiglia di origini comasche insediatasi a Bellinzona. Sembra che questo primo tentativo non diede i risultati sperati. Non si dispongono informazioni sull’esistenza e la relativa importanza di attività siderurgiche in Morobbia fino alla seconda metà del settecento. La Cà dal Fer a Carena (casa padronale in cui avevano sede gli uffici) ed il complesso del Maglio furono costruiti negli anni 1792/93 per iniziativa del medico bellinzonese Giovanni Bruni, che ridiede impulso all’industria morobbiotta. Il definitivo abbandono delle attività fu sancito da un incendio che nel 1831 devastò il complesso siderurgico.

Ancor più lontane sono le origini dello sfruttamento del ferro in Val Cavargna, di cui si ha traccia sin dall’ottavo secolo. Anche su queste terre il casato dei Muggiasca investì le proprie risorse. A ricordarci l’importanza dell’industria del ferro vi sono le vestigia dei Forni Vecchi, sotto San Nazzaro nei pressi del torrente Cuccio. La storia ci racconta che il complesso funzionò fino alla seconda metà del 1800, quando gli ultimi proprietari (la Rubini, Falck, Scalini e C.) decisero di chiuderlo per concentrare le proprie attività sul Lario.

Percorrere la Via del Ferro ci permette di scoprire una parte di storia sconosciuta. I paesaggi della Via non ci parlano però solo di ferro. L’escursionista che la percorre può scoprire o immaginare anche i sentieri percorsi dai contrabbandieri, che tra mille pericoli varcavano il confine con le loro bricolle sulle spalle. Dalla Val Cavargna, gli sfrositt viaggiavano sia in direzione della Morobbia che della Val Colla. La dogana di Carena e la caserma della finanza di Cavargna ci ricordano un tempo in cui le nostre montagne non erano luogo di svago e riposo ma di commercio più o meno legale.

Così come le casermette in territorio svizzero e la strada militare in Italia ci ripropongono alla memoria i due conflitti mondiali. Fortunatamente questi luoghi non furono teatro di guerra, ma la presenza dei militi da una parte e dall’altra del confine non mancò. La Via del Ferro vale la pena di essere percorsa anche aldilà dei presupposti storici che ne hanno favorito il recupero. Il sentiero passa attraverso zone splendide, che offrono panorami di sicuro fascino.

Tratto 1: San Pietro Sovera - Ponte Dovia

Lungo la Strada Regina SS 340 Menaggio-Porlezza, in comune di Carlazzo, troviamo la località San Pietro Sovera, punto di partenza per chi si accinge a riscoprire il percorso dell'antica "Via del ferro".

Nelle vicinanze della chiesa parrocchiale ha inizio la strada, ora asfaltata e percorribile in auto, che sale a Carlazzo attraversando la località di Cezza, antico nucleo agricolo dove sono presenti opere di terrazzamento in buono stato di conservazione e dove si trovava la "Ca' del Fer". Giunti a Carlazzo si attraversa il piazzale della chiesa parrocchiale e seguendo la strada del centro storico si giunge alla frazione di Maggione e alla zona del maglio. La carreggiata della strada che sino a questo punto è consolidata con materiali moderni (asfalto, autobloccanti in cemento) si presenta nel suo stato originale in selciato di pietra. Via del Ferro in località Ponte Dovia (Carlazzo) (foto di Attilio Selva)

Un ponte in pietra permette l'attraversamento della forra in cui scorre il torrente Cuccio. A questo punto la strada comincia a salire e quassi subito s'incontra un esempio d'archeologia industriale la "Quadrelera". Proseguendo si giunge alla "Cappella delle Scalate", prima della quale la strada incrocia un canale artificiale coperto, parte di un'importante opera idraulica per la produzione d'energia elettrica, le cui prese si trovano in località Ponte Dovia, prossima meta del nostro tragitto. In questa località si svolgevano attività produttive, durate fino alla metà dell'Ottocento e testimoniate dalla presenza di un "maglio ad acqua", un "mulino da grano", una "calcinera" (fornace per la fabbricazione della calce) e depositi per il carbone. Qui vi era una sosta e si riscuotevano i dazi ed è ancora esistente l'edificio che ospitava la dogana austro-ungarica, oggi abitazione privata.

Via del Ferro in località Ponte Dovia (Carlazzo) (foto di Attilio Selva)

Tappa 2: Ponte Dovia - Forni Vecchi

All'uscita dell'abitato di Ponte Dovia sulla confluenza del Cuccio di Cavargna e di quello di San Bartolomeo, sono situate le prese di captazione sopra accennate e il corso d'acqua è superato con un ponte ad arco in pietra. La strada ancora in parte ricoperta dal selciato originale e in parte da un selciatone di recente costruzione, sale alla frazione di Sora, dove si incontrano due cappelle votive.

Cappelletta "dl Cinto" (Sora), si noti la segnaletica della Via del Ferro in basso a sinistra (foto di Attilio Selva)

L'attraversamento dell'abitato di Sora porta all'inizio del tratto di strada, recuperato di recente dalla Comunità Montana e in fase di messa in sicurezza, che unisce Sora a Forni Vecchi, in comune di San Nazzaro Val Cavargna. I lavori di ripristino del suddetto tratto hanno messo in rilievo manufatti in pietra (ponti ad arco e grossi muri a scogliera) di antica costruzione. Sulla parte di tracciato "Sora-Forni Vecchi" è oggi possibile transitare sulla pista in terra battuta di recente ricostruzione.

Il complesso di Forni Vecchi, la cui costruzione potrebbe risalire al XV secolo, è una delle località più importanti dell'antica strada. Le costruzioni sono in pietra e presentano vasti ambienti, ora semi crollati, per il ricovero degli animali, i resti di un altoforno (poi riutilizzato come locale per una segheria ad acqua) e l'impianto di un maglio mosso da energia idraulica.

Ai "Forni Vecchi" venne realizzato il primo altoforno in Val Cavargna di tipo bergamasco, per volontà del conte Polastri, nel 1783. A causa dell'elevato costo della ghisa prodotta e per effetto del forte consumo di carbone di legna locale (umido e minuto), il conte fece realizzare nel 1786 un secondo altoforno (di tipo norvegese) ad opera di Agostino Parietti: un forno capace di produrre ottima ghisa con scarso consumo di carbone. Lo stesso anno il Polastri Cedette le sue attività siderurgiche ai Campioni, una famiglia, già in possesso di un diritto trentennale sul taglio dei boschi nel comune di San Nazzaro Val Cavargna, di una "privativa di miniera" e di altri impianti nei dintorni. I Campioni svilupparono la più grande impresa per la produzione del ferro nella Lombardia austriaca. Ai Campioni succedettero diversi imprenditori: da ultima, nella seconda metà dell'Ottocento, la ditta Rubini, Falck, Scalini e C., che rivolse i propri interessi in zone più vantaggiose, sia per i trasporti, che per la produzione, a Dongo nella Valle dell'Albano sul lago di Como.

Tratto 3: Forni Vecchi -Rifugio Sommafiume

Da Forni Vecchi il percorso prende due diverse direzioni:

La prima conduce all'abitato di San Nazzaro Val Cavargna e a Finsuè (Vegna). L'abitato d San Nazzaro si raggiunge percorrendo la mulattiera selciata che sale lungo il ripido pendio a destra della direttrice della strada sinora percorsa. Raggiunto il paese, il percorso lo attraversa e prosegue lungo la strada carrozzabile asfaltata per i Monti Revolè e Monti Tia. Da quest'ultima località si scende sino al torrente Cuccio di San Nazzaro, che si attraversa su un Ponte di Corda. Seguendo la sponda destra s'imbocca il sentiero che risale in località Finsuè (a Vegna, frazione di Cavargna), dove incrocia la vecchia mulattiera proveniente da Cavargna.

Ponte di corda ( foto di Giada Butti)

La seconda porta all'abitato di Cavargna e a Finsuè (Vegna) Questa mulattiera è la parte finale del secondo itinerario che parte da Forni Vecchi. Si prende a sinistra attraversando il torrente Cuccio su un ponte di pietra a doppia arcata. Il sentiero porta rapidamente in quota passando a lato dell'abitato di Segalè e raggiunge il paese di Cavargna, dove si può visitare il "Museo della Valle". Il percorso prosegue lungo la vecchia mulattiera (Cavargna - Vegna), che, in direzione nord, si snoda al di sotto della strada carrozzabile Cavargna - Mondrago - Vegna, sino al primo nucleo di Finsuè, dove si riunisce al primo tracciato.

Da Finsuè si transita su un tratto di strada carrozzabile sino a Collo, dove s'imbocca la mulattiera originaria che con alcuni tornanti sale rapidamente a Pianca, da cui prosegue lungo un tracciato in leggera pendenza sino al Vallone. Attraversato il corso d'acqua, la "Via del Ferro" riprende a salire giungendo all'Alpe di Stabiello e al Motto della Tappa o Cima Verta. Da qui si discende alla Bocchetta di Sommafiume, che segna il confine di Stato con il territorio elvetico.

Tratto 4: Rifugio di Sommafiume - Carena

Dalla Bocchetta di Sommafiume si discende per breve tratto la Valletta e si raggiunge il Buco di Giumello. Superando il dosso sopra Giumello, il cui panorama sulla Morobbia, il piano di Magadino e le Alpi Ticinesi è meraviglioso, ci si incammina verso il Piano delle Pecore, nei pressi del quale vi è una torbiera. Da qui si poi discende fino all'Alpe di Giumello, alpeggio di proprietà del Cantone Ticino, dove è possibile pernottare.

Dall'Alpe di Giumello, un sentiero piuttosto ripido, che si tiene a valle della recente strada forestale, discende ai Monti di Ruscada. Qui una deviazione conduce al greto del fiume Morobbia, che si attraversa su una passerella e, dopo pochi metri, si raggiunge il pianoro sul quale si trovano i ruderi del Maglio di Carena.

Lungo il sentiero che porta al Maglio, in località Valletta, si puo' ammirare la carbonaia dimostrativa costruita nel 2004 dalla Regione Valle Morobbia. La carbonaia è stata costruita in modo stabile, con uno spaccato centrale per osservare il sistema di accatastamento della legna ed il "camino", dal quale si accende la catasta.

La falda della montagna sovrastante venne sfruttata per ricavare la materia prima destinata al funzionamento del maglio. Perse nel bosco, e in alcuni casi in punti molto impervi, si trovano i resti di miniere, sia a cielo aperto sia in galleria, numerose piazze per il carbone di legna, che veniva qui preparato per alimentare i forni e residui di condotte idriche.

Dal Maglio si ritorna ai Monti di Ruscada e s'imbocca la strada forestale che in breve porta a Carena dove termina la Via del Ferro

Carbonaia in costruzione in località la Valletta (Carena) (foto di Christian Bordoli)

Informazioni generali:

Dislivello di salita (I): 1771 metri: San Pietro Sovera 307m., Ponte Dovia 585 m, Sora 716 m, Forni Vecchi 764 m, Ponte di Corda 895 m, Cavargna 1071 m, Alpe di Stabiello 1702 m, Motto della Tappa 2078 m, Bocchetta di Sommafiume 1925 m.

Dislivello in discesa (CH): 967 metri: Bocchetta di Sommafiume 1925 m, Alpe di Giumello 1594 m, Monti di Ruscada 971 m, Carena 958 m.

Tempi di percorrenza: S. Pietro Sovera - Carlazzo min. 40, Carlazzo - Ponte Dovia ore 1,30, Ponte Dovia - Sora min. 40, Sora - Forni Vecchi min. 50, Forni Vecchi - S. Nazzaro V. C. min. 50, Variante per Cavargna ore 1,30, S. Nazzaro V. C. - Ponte di Corda min. 50, Ponte di Corda - Pianca ore 1,50, Pianca - Alpe Stabiello - Bocchetta di Sommafiume ore 2, Bocchetta di Sommafiume - Alpe di Giumello ore 2, Alpe di Giumello - Monti di Ruscada (Maglio) ore 2, Monti di Ruscada - Carena min. 45.

Difficoltà: La lunghezza complessiva del percorso è di circa 25 chilometri, con pendenze forti tanto in salita che in discesa. E' necessario quindi un discreto allenamento anche perchè si percorrono zone impervie e lontane da luoghi abitati. Il confine tra Italia e Svizzera si attraversa ad alta quota con i classici problemi della montagna: basse temperature anche in estate, piogge improvvise ecc. Si raccomanda quindi di portare con sè un'attrezzatura da montagna adeguata, data la forte pendenza e il lungo tempo di percorrenza dell'itinerario dall'Italia (da San Pietro Sovera) alla Svizzera, è consigliabile effettuare il percorso in senso inverso partendo da Carena in territorio svizzero in modo di avere un minor dislivello in salita e tempi di percorrenza più brevi.

Punti di ristoro: San Pietro Sovera, Carlazzo,San Nazzaro Val Cavargna, Cavargna, Alpe di Giumello, Carena.

Mezzi di trasporto pubblici: Società Autolinee di Como (https://www.asfautolinee.it)  Autopostale Ticino e Moesano (https://www.postauto.ch/it)

 

 

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