L'abitato di Malè

Malé, nota anche come Lugone, è sicuramente uno degli abitati montani piu’ belli della Val Cavargna. Si trova sopra Cusino ed è raggiungibile da questo con una comoda strada asfaltata. Da Malé è possibile avere un panorama completo di tutta la Val Cavargna. Può’ quindi essere visto sia come punto di partenza per escursioni che portano all’alpe di Rozzo, al Sasso di Cusino ma anche meta per una tranquilla gita. Male è anche la prima tappa del sentiero della 4 Valli.

L'abitato di Malè ( foto di Monica Bari)

Il paesaggio e l’ambiente naturale offerti dai monti di Cusino sono davvero notevoli; di fronte si scorge il contrasto geomorfologico tra le aspre bastionate dolomitiche del Monte Pidaggia e i dolci pascoli di Malè, le dense faggete con alberi di dimensioni ragguardevoli e la veste rurale del paesaggio

La collocazione strategica di Malè e la rilevanza naturalistico-ambientale del luogo hanno spinto il comune di Cusino a dotare l’area di opportuni bivacchi per l’escursionista che voglia affrontare il percorso senza necessariamente dipendere dai paesi a valle. Per questi motivi sono stati attrezzati tre “roccoli”,un tempo utilizzata dai cacciatori come postazione di sosta per sorprendere i volatili e per questo circondata da grossi esemplari di faggio , ora diventati utili per il turista che vuole sostare anche solo per una breve pausa in piena armonia con l’ambiente naturale. Persa l’originale funzione, il roccolo più grande, collocato ai piedi del Motter dove sorge la Chiesetta della Madonna della Salute, è stato attrezzato con panche, tavoli, barbecue, fontana e servizio igienico.

Panoramica della Val Cavargna da Malè ( foto di Monica Bari)

Ogni anno molti turisti e valligiani si danno appuntamento a Malé per la seconda domenica di agosto, quando si svolge la festa annuale della frazione. Inoltre è importante ricordare che nei weekend estivi a Malé vi sono molte feste e sagre, con balere e grigliate di vario tipo e che – nel periodo maggio-ottobre – è sempre aperto l’albergo Locanda Maria.

Un altro elemento di rilevanza del territorio di Malè è la presenza di 4 "nevere": particolari costruzioni che fungevano da luoghi per conservare e mantenere gli alimenti; all’interno veniva deposta la neve che creava un microclima adeguato allo scopo. Sono spesso costruite in prossimità degli alpeggi così da poter tenere al fresco i prodotti derivati dal latte. Le nevere dovevano essere quasi completamente infossate nel terreno, con l’eccezione della piccola porta d’accesso, unica parte emergente, così da poter mantenere le loro basse temperature. Per osservare queste curiose strutture bisogna recarsi immediatamente a monte e a valle della Locanda Maria o nei pressi della Valle di Mesino (loc. Alpetto) in territorio di Carlazzo.

Le baite di Malè ( foto Giada Butti)

Va precisato che Malé (1147 m) può essere raggiunto imboccando una strada asfaltata che sale a monte dell’abitato di Cusino. La strada prosegue in salita per 2 Km sino al Roccolo e a un laghetto artificiale dove è possibile parcheggiare. In prossimità del laghetto si snodano 2 vie principali: una carrareccia (sulla destra) conduce all’Alpe del Rozzo (1477 m, 1 ora) e quindi all’Alpe Aigua (1 ora 40 minuti), mentre l’altra prosegue in direzione dei caseggiati e della Locanda Maria, collocati 200 m oltre e già visibili in lontananza. La zona dell’Alpe Aigua è inclusa nell’Oasi Monte Tabor che comprende il versante idrografico destro della valle del Marnotto, la valle Aigua e la valle Carmata (zona di Aigua), un insieme di vallecole che confluiscono a 1300 m circa formando il torrente Cuccio di San Bartolomeo; essa ha una superficie di 268 ettari ed è distribuita tra i territori di Cusino e San Bartolomeo.

Autunno nei pressi Malè ( foto di Ermanno Battaglia)

 

Il Santuario della Madonna della Salute

La Madonna della Salute (foto Monica Bari)

A 1240 m., sopra un poggio detto "Motter" sorge una piccola chiesetta: il Santuario della Madonna della Salute o di Lugone. Da qui si può godere appieno della splendida vista sul lago di Como, da Bellagio a tutto il ramo di Lecco. Il Santuario nacque dall'intenzione del sacerdote Don Albino Tantardini, vicario spirituale di Cusino dal 1865 al 1900, di costruire una cappella sui monti per tenere viva la fede di coloro che vi trascorrevano gran parte dell'anno. Don Tantardini non riuscì ad attuare il suo progetto per le scarse finanze di cui disponeva la Parrocchia. Fu con il suo successore Don Paolo Bianchi, parroco di Cusino dal 1900 al 1948, che ebbe compimento l'idea. Con la cooperazione di benefattori quali i Sig.ri Cavallini di Piano-Porlezza e l'appoggio di Don Samuele Curti originario di Cusino, venne steso un piccolo disegno della cappella. Il progetto venne poi approvato e benedetto dal Cardinale Arcivescovo di Milano, Andrea Carlo Ferrari, che vi cooperò con 300 Lire di allora. A questa seguirono altre numerose offerte, così il 10 giugno 1906 fu benedetta la prima pietra. In due mesi i lavori furono a termine tanto da potervi celebrare, con l'aiuto di tanti parrocchiani e di tante donne che si occupavano del trasporto del materiale per il lavoro dal piano fino ai monti nonché del cavo delle pietre necessarie. Il 19 agosto 1906 si tenne la festa per l'inaugurazione della chiesa: al mattino si procedette alla benedizione del quadro della Madonna della Salute e della campanella, poi ci fu una processione fino al Santuario e la sua benedizione, infine la prima Messa detta da Don Samuele Curti. Verso sera ebbero luogo i Vespri seguiti dall'incanto dei canestri che fruttarono copiose offerte necessarie a coprire le spese sostenute. Dopo le opere murarie, la chiesetta necessitava di essere completata con una sagrestia ed uno stanzino per il parroco e delle imposte che furono messe prima del giungere dell'inverno. Si pensò poi ad arredarla il meglio possibile: nel 1906 un marmista di Milano donò il pallio dell'altare e l'anno successivo due pile in marmo per l'acqua benedetta e una croce in metallo. La Sig.ra Cavallini, già benefattrice alla costruzione, si adoperò per la raccolta di offerte per l'intonacatura e per l'imbiancatura, eseguite nel 1907 e benedette durante la festa annuale. Venne poi abbattuto il vecchio altare e ricostruito ingrandito. Con piccoli contributi raccolti settimanalmente si ebbero anche i fondi per sostituire il quadro della Madonna con una statua. L'8 agosto 1909 si tenne la festa con la processione per trasportare la nuova statua della Madonna della Salute presso il Santuario. Le offerte raccolte, circa 300 Lire d'oro, anche questa volta andarono a finanziare ulteriori lavori di ingrandimento: fu atterrato ed ampliato il coro. Nel 1912 si poterono ultimare detti lavori con l'intonacatura, la stuccatura e l'imbiancatura. Dopo la fine del primo conflitto mondiale, Don Paolo Bianchi fece domanda alla locale Amministrazione per ottenere il permesso di occupare alcuni metri di suolo pubblico per la costruzione di un piccolo campanile e di un portico per l'abbellimento della chiesa a per aiutare il paese fornendo lavoro. L'Amministrazione non la pensò come lui e non solo rivendicò il possesso della chiesa a favore del Comune, ma accusò il parroco di volersi impadronire di tutto, dimenticando le fatiche fatte per raccogliere le offerte per la costruzione. Nel 1925, appianate le divergenze, si dette inizio ai lavori per la costruzione del campanile, ma ancora una volta furono sospesi per mancanza di fondi. Solo nel 1946 fu possibile riprenderli e portarli a termine, ma non fu possibile avere le campane. Il successore di Don Bianchi, Don Pietro Corno issò le campanelle che vennero benedette il 13 luglio 1949 dal Cardinale Schuster, in Visita Pastorale. La notte del 31 agosto 1965, durante un terribile temporale, un fulmine colpì il campanile sviluppando un incendio che semidistrusse la chiesetta. Tutta la sagrestia, la volta sopra l'altare maggiore, metà della navata centrale, paramenti, arredi ed oggetti sacri furono distrutti dal fuoco e la stabilità del campanile fu compromessa. Don Alfredo Comi dopo numerose richieste di aiuto alle autorità civili rimaste inascoltate, organizzò le prime opere di recupero prima dell'arrivo dell'inverno: grazie all'aiuto della popolazione di Cusino nell'autunno il tetto era sistemato. La primavera successiva, grazie alla liquidazione dei danni da parte della società assicuratrice, all'aiuto dell'Arcivescovo di Milano Card. Giovanni Colombo e con la generosa collaborazione dei cusinesi si ridette nuova vita al Santuario. In tempi più recenti alla chiesetta sono state apportate ulteriori migliorie. Nel 1987 è stata dotata di servizi igienici, nel 1989 è stato rifatto il tetto, nel 1993 l'imbiancatura interna e nel 1995 l'intonacatura esterna. La festa della Madonna della Salute rimane ancora oggi una delle festività più sentite dalla gente di questi monti che salendo fino alla sommità del Motter può godere del conforto spirituale e della meraviglia del paesaggio alpestre che gli si pone davanti.

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