Museo della Valle

INDIRIZZO: Via alla Chiesa 12/14 - Cavargna (Co)

TELEFONO:+39 034463164 (giorni feriali 8.30-12.30)   - +39 034466456 - +39  3339229193 (altri orari)

EMAIL: museodellavalle.cavargna@gmail.com

ORARI APERTURE:  Da pasqua al 1° novembre:  sabato, domenica e giorni festivi dalle ore 14.00 alle 19.00 (altri giorni e orari su prenotazione)

SITI WEB: https://www.valcavargna.org      Comunità alpi lepontine       Associazione musei ecclesiastici italiani         Beni culturali Lombardia

Presentazione del Museo

Nel 1982 è stato costituito il “Museo della Valle”. Per raccogliere e tramandare le tradizioni, gli usi e i costumi caratteristici di queste terre e per fermare nel tempo le testimonianze delle genti che hanno vissuto in Val Cavargna. Riconosciuto da Regione Lombardia nel 2007, il Museo è stato fondato e tuttora è gestito dall'Associazione di volontariato culturale “Amici di Cavargna".
Il “Museo della Valle” è un museo di tipo etnografico che risponde all’obiettivo, non solo di conservare ed esporre oggetti e manufatti, ma anche di testimoniare la vita e le manifestazioni di una popolazione portatrice di una cultura popolare locale caratteristica, che si auspica di poter tramandare nel tempo, insieme alla ingegnosa tecnologia e ai mestieri tradizionali che hanno reso possibile l’adattamento della popolazione all’ambiente montano: la cura e coltivazione della terra, l’allevamento di montagna, l’economia alpigiana, la cura e lo sfruttamento dei boschi, la falegnameria, la lavorazione del ferro e dello stagno.

Museo della Valle: Ingresso esterno del museo
Museo della Valle: Ingresso esterno del museo
Pianta del Museo

Sala 1: Portico dei magnani e fucina del fabbro

Stagnini, calderai, ramai, magnani sono le diverse denominazioni di questi ambulanti spesso emigranti stagionali, che lavoravano il rame, riparando recipienti per uso domestico, rivestendone la superficie interna con un sottile strato di stagno, o rappezzando buchi, o livellando ammaccature. Il magnano era un ambulante che svolgeva un'attività molto importante per tutto quel periodo, fino alla prima metà del Novecento, durante il quale furono utilizzati per la cottura dei cibi gli utensili da cucina di rame. A volte i magnani andavano da soli, più spesso si riunivano in gruppi di due o tre con qualche garzone e una volta giunti nel paese stabilito lanciavano il loro caratteristico grido aspettando che la gente portasse loro le pentole da riparare. Il bagaglio degli attrezzi che si portavano appresso non era molto ingombrante e comprendeva: la trida, cassetta di legno per trasportare i ferri del mestiere a tracolla, il martello, la mazzuola di legno, le forbici per tagliare la lamiera di rame, la ciodera per confezionare i chiodi, l'incudinella, il polso per ribattere , la pinza, il saldatore, il mantice. Il gergo dei magnani (il rugin). Nella loro valle erano considerati con rispetto sia per il loro guadagno, maggiore di quello degli altri lavoratori della valle, sia per sapere manipolare un metallo. Fuori della Valle dove andavano per lavoro, dovevano difendersi da un mondo spesso ostile nei loro riguardi, usando un proprio strumento di comunicazione: il gergo, quello dei magnani della Val Cavargna era detto rugin. Il fabbro e la fucina. Gli attrezzi agricoli e forestali, come zappe, vanghe, falci, seghe, scuri o le parti metalliche per l'edilizia, come inferriate, parapetti, serrature, serrature, cardini, per le necessità della popolazione, erano prodotti nelle fucine dei fabbri locali. Il laboratorio tradizionale del fabbro comprendeva la fucina con il mantice per ravvivare il fuoco dove il metallo veniva arroventato e poi battuto sull'incudine, oltre a martelli, pinze e tenaglie di svariate forme e dimensioni.

La sala 1 del Museo
Il portico dei magnani, con tutti gli strumenti di lavoro necessari
La fucina del fabbro

Sala 2: Religiosità popolare

Il settore raccoglie arredi, paramenti e oggetti liturgici provenienti dalla vecchia Chiesa parrocchiale San Lorenzo di Cavargna, particolarmente rilevanti le statue lignee settecentesche provenienti dall’antico altare, dalla chiesa della frazione di Vegna dedicata a Sant’Antonio, altri oggetti di religiosità popolare e statue provenienti dall'oratorio montano di San Lucio,
Secondo la tradizione, San Lucio di Cavargna, era un pastore che curava gli armenti del padrone donando ai poveri il formaggio avuto come paga. Questo comportamento provocò il disappunto del padrone che lo licenzio'. Messosi al servizio di un nuovo padrone, questi vide migliorare gli armenti e i prodotti, mentre il primo, andando in miseria spinto dall'invidia e dall'odio fece uccidere il servo di Dio. San Lucio, fino al 1613 chiamato Luguzzone, Uguzzo, divenne patrono degli alpigiani, dei casari e dei formaggiai. L'oratorio montano di San Lucio, posto a 1550 metri di altitudine sul passo omonimo tra la Val Cavargna e l'elvetica Val Colla, e' nominato per la prima volta in un documento del 1358. La chiesetta alpestre fu visitata nel 1582 da San Carlo Borromeo, che diede maggior rilevanza alla devozione del santo.
Recenti campagne di restauro hanno consentito di recuperare una significativa testimonianza di fede e di devozione. I restauri sono proseguiti per alcuni anni, con opere di risanamento strutturale e lavori di recupero delle volte e delle pareti affrescate (il più antico dipinto risulta datato 1435).
Pannelli fotografici, all’esterno del locale “Religiosità popolare” lungo la parete del corridoio, illustrano l’antico oratorio con all’interno le pareti affrescate.

La sala 2 del Museo
Paramenti e statue

Sala 3: La stalla, l'alpeggio, la lavorazione del latte

L'allevamento è un'attività che ha maggiormente caratterizzato l'agricoltura di montagna ed il suo punto di riferimento era la stalla con il fienile, solitamente sopra la stalla. La lavorazione del latte nel recente passato poteva essere eseguita in casa, o ai monti di mezza costa, sia durante la stagione estiva dai casari degli alpeggi. La stalletta ricostruita nel museo, è composta da parti originali con gli attrezzi e gli utensili dell'alpigiano: la conca di rame per scremare la panna e fare il burro con la zangola, la caldaia sopra al focolare per la preparazione del formaggio.

La sala 3 del Museo
Attrezzi usati per la lavorazione del latte
Attrezzi usati nelle stalle e negli alpeggi

Sala 4: Il bosco, la lavorazione del legno, la carbonaia

Diversi e molteplici i lavori nei boschi per il loro utilizzo: una volta abbattuta la pianta si procedeva a pulire il tronco levando i rami e la corteccia con scuri di diverso tipo, in seguito sul posto si passava alla preparazione delle travi e delle tavole. Alcuni attrezzi da taglio per uso boschivo: accette, scuri, segoni trasversali, a telaio, ad arco, roncole, piccozze e mazze. La carbonaia (puiat). All'industria del ferro e' strettamente legata l'energia calorifica necessaria per tutti i passaggi del processo produttivo e fornita per diverso tempo in Val Cavargna dalla legna dei boschi. La carbonaia, o catasta di legna da trasformare in carbone di legna, era preparata in uno spiazzo livellato, con una gran quantità di legna tagliata e accatastata in modo ordinato, formando una specie di cono, detto puiat e ricoperto da un primo strato di frasche e muschio e da un secondo strato di terriccio. Il fuoco era acceso con un esca, dal camino al centro del cono, poi chiuso una volta avviato, per non lasciare brillare la fiamma che avrebbe bruciato la legna invece di carbonizzarla con il calore delle braci. La carbonizzazione avveniva in modo lento, richiedendo da parte dei carbonai, che lavoravano in coppia, una continua vigilanza per diversi giorni. La bottega del falegname. Una parte del legname ricavato dal bosco raggiungeva la bottega del falegname che lo lavorava con serie di attrezzi e strumenti riposti sul banco da lavoro: martelli, tenaglie, punteruoli, scalpelli, seghe da falegname, pialle e morsetti. Il contrabbando. a posizione geografica della Val Cavargna e la scarsità di altri redditi hanno favorito dal 1870, dopo l'unificazione d'Italia, fino agli anni 1970 circa, il fenomeno del contrabbando: merci che passano clandestinamente la frontiera senza pagare i dazi doganali. I contrabbandieri, in file silenziose, in tutte le stagioni seguivano percorsi molto lunghi per oltrepassare il confine sbarrato da una rete metallica (la ramina), sulle spalle la bricolla, una specie di zaino di tela di sacco, ai piedi pedule di sacco per attutire il rumore dei passi, un bastone e una piccola roncola (fulcin), per tagliare gli spallacci della bricolla e abbandonare il corpo del reato, in caso di incontro con le guardie di finanza. Per l'attività di contrasto del contrabbando la guardia di Finanza utilizzava casermette, distaccamenti, garitte e posti di controllo situati in posizioni strategiche. Nel periodo di maggiore espansione del fenomeno il confine era vigilato da centinaia di guardie di finanza. Le castagne. Le castagne hanno avuto un ruolo molto importante nell'alimentazione in Val Cavargna. Per la conservazione venivano fatte essiccare su graticci, sotto i quali il fuoco bruciava lentamente e in modo costante per alcuni giorni. La sbucciatura delle castagne secche poteva avvenire o riposte in sacchi e poi sbattuti sopra un sasso o un ceppo, o utilizzando un tronco di castagno scavato dove erano pestate con mazze di legno.

La sala 4 del Museo
Il "troncon", strumento usato per il taglio del legname
Utensili vari per il taglio e la lavorazione del legno

Sala 5: Farine, granaglie, lavorazione del pane e della pasta

Un'antica macchina per la pasta con le trafile testimonia la produzione di spaghetti e tagliatelle fino all'inizio della seconda guerra (1940/1945) a San Bartolomeo. Il forno da pane. Il pane alimento di primaria importanza nell'alimentazione del contadino allevatore ed era prodotto dai fornai professionisti, ma era preparato anche in casa nei forni casalinghi.

La sala 5 del Museo

Sala 6: Lavorazione della lana, costume e abitazione tradizionali

Il vestito della festa, solitamente confezionato per il matrimonio, fino alla fine dell'Ottocento inizio Novecento, comprendeva una gomma di colore nero, un corsetto, un grembiule di cotone a colori scuri, sulle spalle un piccolo scialle di cotone lavorato all'uncinetto, intrecciato sul petto, in testa un foulard di lana. Filatura e tessitura. Tra i filati per i tessuti destinati ai bisogni delle famiglie la canapa era molto diffusa e utilizzata fino alla prima guerra mondiale (1915/1918). La lavorazione casalinga della lana e' invece proseguita più a lungo: dopo la cardatura la lana era filata con la rocca e il fuso o con il filatoio a pedale. Per la tessitura si utilizzava un telaio manuale di legno, come quello esposto. La camera da letto e la cucina.

La sala 6 del Museo
Sezione dedicata alla cardatura e filatura della lana
Telaio e attrezzi vari usati per lavorare la lana
Il costume tradizionale femminile usato nel passato in Val Cavargna
Sezione dedicata agli interni delle tradizionali abitazioni valligiane
La camera da letto tradizionale
La cucina e il camino tradizionali

Sala 7 (corridoio): Siderurgia, Fauna alpina locale, il calzolaio

Siderurgia

L'utilizzo dei giacimenti di minerale di ferro in Val Cavargna, attraverso i secoli, è tuttora testimoniato dalla presenza di gallerie, di cunicoli di miniera, di spiazzi, di fornaci all'aperto (le reglane per l'arrostimento del minerale prima del trasporto al forno) e di edifici collegati come forni fusori e fucine di raffinamento con i magli ad acqua. Nel periodo della Lombardia Austriaca (1770/1850 circa) in Val Cavargna erano coltivate alcune miniere: Val Caldera a San Nazzaro, Mezzano e Pizza Moranda a San Bartolomeo. Nel 1864 la proprieta' ottiene l'autorizzazione a rinunciare alle miniere, che erano già state abbandonate da qualche anno. Oggi e' visitabile una galleria della miniera di Mezzano (San Bartolomeo), lunga circa 120 metri, con derivazioni e pozzi.

La sala 7 del Museo (corridoio) Sezione dedicata alle miniere, alla siderurgia e alla Via del Ferro

La fauna alpina locale.

Nel territorio della Val Cavargna esiste ancora un certo patrimonio di fauna selvatica: il cervo, il capriolo, il camoscio, la marmotta, il tasso, lo scoiattolo, la volpe, la faina e di uccelli come il corvo imperiale, il gallo forcello, l'allocco, la coturnice, la pernice bianca, la beccaccia, il gheppio. Da qualche anno e' ricomparso il cinghiale che si e' diffuso rapidamente.

La sala 7 del Museo (corridoio) Sezione dedicata all'esposizione delle specie animali principali presenti in Val Cavargna

Il calzolaio.

Nella bottega del calzolaio si riparavano i danni dell'usura e si fabbricavano anche nuove calzature: sul tavolino da lavoro detto deschetto si trovano martelli, tenaglie, lesine, trincetti, forme di legno e l'incudine del calzolaio.

La sala 7 del Museo (corridoio) Sezione dedicata all'antico mestiere del calzolaio

Sala 8: Centrali idroelettriche e Aula multimediale

Le centraline idroelettriche della Val Cavargna. Fino all'arrivo della distruzione della nuova rete ENEL (anni 1964/1966 circa) la corrente elettrica per i paesi della valle era stata prodotta da piccole centrali idroelettriche di proprietà privata, come quella di Cusino esposta nel museo ed avviata nel 1919: altri impianti esistevano a San Bartolomeo, a San Nazzaro e a Cavargna. La prima corrente elettrica per la città di Como da un impianto idroelettrico, era prodotta all'inizio della Val Cavargna dalla centrale di Carlazzo inaugurata nel 1903, con le prese lungo il fiume Cuccio a Ponte Dovia e tuttora operativa per l'ENEL.

La sala 8 del Museo Sezione dedicata alle antiche centrali idroelettriche

Il Museo della Valle è dotato di un impianto di proiezione che raccoglie diversi documentari sulla vita e le tradizioni locali: “Il magnano”, “La via del ferro”, “La lavorazione del latte in montagna” ed altri ancora. E' inoltre disponibile una presentazione multimediale sulle antiche attività siderurgiche in Val Cavargna, sviluppata nell'ambito del progetto "Il Fuoco e la Montagna" in collaborazione con la comunità Montana Alpi Lepontine, i Musei Civici di Como e il Politecnico di Milano. Presente anche un esposizione di pannelli con la descrizione della storia e geografia del territorio della Val Cavargna.
Completa la raccolta una piccola biblioteca specialistica di storia locale, studi, ricerche etnografiche ed un archivio documentale e fotografico.
Tutto il materiale è consultabile in loco su richiesta.

La sala 8 del Museo Sezione dove si trovano tutti gli strumenti multimediali (proiettori, computer) utili per comprendere meglio le tradizioni popolari tramite le presentazioni apposite

Visite scolastiche

Il Museo della Valle propone visite scolastiche molto interessanti con cui lo studente potrà conoscere la storia e le tradizioni della Val Cavargna. Attualmente sono proposte le seguenti visite:
• Attività mineraria e siderurgia
• La memoria delle tradizioni (lavorazione tradizionale del latte e della lana)
• Il lavoro dei magnani e il loro gergo, il Rungin
• Religiosità popolare

Per prenotare una visita scolastica o avere ulteriori informazioni su di esse si prega di contattare cellulare +39 3339229193.

Visita 1: Attività mineraria e siderurgia

Miniera di Mezzano (San Bartolomeo V.C.)

Gli studenti sono accompagnati alla miniera di Mezzano (San Bartolomeo V.C.), in cui entrano a piccoli gruppi e effettuano osservazioni per capire le caratteristiche del luogo, le tecniche di scavo e l'utilizzo del minerale estratto. Segue la visita guidata al Museo della Valle (Cavargna) dove è documentata la "Via del Ferro", percorso tra i vari siti minerari e siderurgici della valle. Attraverso presentazioni multimediali e interattive della mostra permanente nel museo "Il fuoco e la montagna: la Val Cavargna", gli studenti apprendono il frutto delle ricerche più' recenti. Infine essi partecipano al laboratorio virtuale sulla lavorazione del ferro. L'attività è finalizzata alla comprensione dell'importanza delle attività mineraria e siderurgica, presenti per secoli in Val Cavargna e caratteristiche soprattutto della seconda metà del Settecento e della prima dell'Ottocento.
In classe è consigliabile introdurre la visita utilizzando il testo Il travaglio del ferro in Val Cavargna e dintorni (2004), a cura dell'Associazione Amici di Cavargna.
Per l'escursione alla miniera di Mezzano si consiglia l'uso di scarponcini, giacca a vento, macchina fotografica, lente d'ingrandimento per osservare i campioni di minerali e una piccola pila. All'ingresso della miniera ciascun partecipante sarà dotato di un casco di sicurezza.
La visita ha una durata compresa tra le 4 e le 6 ore ed è rivolta alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. A causa della difficile agibilità della strada provinciale, Cavargna è raggiungibile solo da pullman con capienza massima di 40 posti, che possono parcheggiare nella piazza comunale.

Obiettivi disciplinari:
• Conoscere i bisogni primari dell'uomo e i manufatti, gli oggetti, gli strumenti e le macchine che li soddisfano.
• Analizzare le testimonianze di eventi, i momenti e le figure significative presenti nel territorio e caratterizzanti la storia locale.
• Osservare e confrontare oggetti e persone di oggi con quelli del passato.
• Leggere e interpretare le testimonianze del passato presenti sul territorio.
• Esplicitare il nesso tra l'ambiente, le sue risorse e le condizione di vita dell'uomo.
• Identificare gli elementi fisici e antropici che caratterizzano il paesaggio e le loro trasformazioni nel tempo, cogliendone i principali rapporti di connessione e interdipendenza.
• Scoprire la varietà di forme delle piante e degli animali caratteristici di un habitat.
• Comprendere la necessità di complementarietà e sinergia per la sopravvivenza dell'ambiente e dell'uomo.
• Esplicitare il nesso tra l'ambiente, le sue risorse e le condizioni di vita dell'uomo.
• Analizzare, mediante osservazione diretta, un territorio per conoscere e comprendere la sua organizzazione, individuare aspetti e problemi dell'interazione uomo-ambiente nel tempo.
Obiettivi di educazione ambientale
• Identificare le tradizioni locali più significative.
• Conoscere i bisogni dell'uomo e le forme di utilizzo dell'ambiente.
• Identificare gli interventi umani che modificano il paesaggio e l'interdipendenza uomo-natura.
• Riconoscere gli ambienti antropizzati e l'introduzione di nuove colture nel tempo e oggi.
• Comprendere l'importanza dell'intervento dell'uomo sul proprio ambiente di vita, avvalendosi di diverse forme di documentazione.
• Fare un bilancio dei vantaggi/svantaggi che la modificazione di un certo ambiente ha recato all'uomo che lo abita.
• Conoscere la flora, la fauna e gli equilibri ecologici tipici dell'ambiente.

Visita 2: La memoria delle tradizioni

Dopo la visita guidata al museo e la dimostrazione delle lavorazioni della lana e del latte, gli studenti vengono coinvolti nella sperimentazione degli antichi mestieri praticanti in Val Cavargna. L'intenzione è quella di far comprendere l'aspetto dell'operosità umana, nel contesto della vita dura e faticosa tipica dell'ambiente montano.
In classe è consigliabile introdurre la visita utilizzando il testo Val Cavargna: la memoria delle tradizioni (2006), a cura dell'Associazione Amici di Cavargna.
La visita ha una durata compresa tra le 2 e le 3 ore ed è rivolta alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. A causa della difficile agibilità della strada provinciale, Cavargna è raggiungibile solo da pullman con capienza massima di 40 posti, che possono parcheggiare nella piazza comunale.

Obiettivi disciplinari:
• Conoscere i bisogni primari dell'uomo e i manufatti, gli oggetti, gli strumenti e le macchine che li soddisfano.
• Analizzare le testimonianze di eventi, i momenti e le figure significative presenti nel territorio e caratterizzanti la storia locale.
• Osservare e confrontare oggetti e persone di oggi con quelli del passato.
• Leggere e interpretare le testimonianze del passato presenti sul territorio.
• Esplicitare il nesso tra l'ambiente, le sue risorse e le condizione di vita dell'uomo.
Obiettivi di educazione ambientale
• Identificare le tradizioni locali più significative.
• Conoscere i bisogni dell'uomo e le forme di utilizzo dell'ambiente.
• Identificare gli interventi umani che modificano il paesaggio e l'interdipendenza uomo-natura.
• Riconoscere gli ambienti antropizzati e l'introduzione di nuove colture nel tempo e oggi.
• Comprendere l'importanza dell'intervento dell'uomo sul proprio ambiente di vita, avvalendosi di diverse forme di documentazione.
• Fare un bilancio dei vantaggi/svantaggi che la modificazione di un certo ambiente ha recato all'uomo che lo abita.

Visita 3: Il lavoro dei magnani e il loro gergo, il Rungin

Visita guidata al museo con particolare attenzione alla sezione dedicata al mestiere dei magnani (stagnini, ramai, calderai), supportata dalla proiezione di un filmato.
E’ consigliabile introdurre la visita utilizzando il testo Val Cavargna: i magnani e il loro gergo: il Rungin (2003), a cura dell'Associazione Amici di Cavargna ed il filmato Il magnano, disponibile in DVD.
La visita ha una durata compresa tra le 2 e le 3 ore ed è rivolta alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. A causa della difficile agibilità della strada provinciale, Cavargna è raggiungibile solo da pullman con capienza massima di 40 posti, che possono parcheggiare nella piazza comunale.

Il magnano

Obiettivi disciplinari:

• Conoscere i bisogni primari dell'uomo e i manufatti, gli oggetti, gli strumenti e le macchine che li soddisfano.
• Analizzare le testimonianze di eventi, i momenti e le figure significative presenti nel territorio e caratterizzanti la storia locale.
• Osservare e confrontare oggetti e persone di oggi con quelli del passato.
• Leggere e interpretare le testimonianze del passato presenti sul territorio.
• Esplicitare il nesso tra l'ambiente, le sue risorse e le condizione di vita dell'uomo.
Obiettivi di educazione ambientale
• Identificare le tradizioni locali più significative.
• Conoscere i bisogni dell'uomo e le forme di utilizzo dell'ambiente.
• Identificare gli interventi umani che modificano il paesaggio e l'interdipendenza uomo-natura.
• Riconoscere gli ambienti antropizzati e l'introduzione di nuove colture nel tempo e oggi.
• Comprendere l'importanza dell'intervento dell'uomo sul proprio ambiente di vita, avvalendosi di diverse forme di documentazione.
• Fare un bilancio dei vantaggi/svantaggi che la modificazione di un certo ambiente ha recato all'uomo che lo abita.

Visita 4: Religiosità popolare

Questa visita guidata al museo presta particolare attenzione alla sezione dedicata alla Religiosità popolare. In questo settore sono esposti alcuni significativi arredi, paramenti e oggetti liturgici, provenienti dall'antica chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire di Cavargna (Diocesi di Milano), dalla chiesa sussidiaria di Vegna, dedicata a Sant'Antonio da Padova e dall'oratorio montano di San Lucio, recentemente restaurati.

San Lucio, statua lignea del secolo XVIII, altezza 120 cm. Gia' presso l'oratorio montano di San Lucio, la statua è scolpita in un unico tronco, tranne la mano sinistra ed il piede sinistro, lavorata a tutto tondo e dipinta su tutta la superficie. Per lo stile si ritiene che sia una riproposizione di un'altra statua più antica, del XV secolo.
San Rocco, statua lignea con cane del secolo XVIII, altezza 133 cm. Gia' presso l'oratorio montano di San Lucio la statua rappresenta il Santo con gli attributi della sua iconografia: il cane ai piedi con il pane in bocca, la tipica mantella da viandante, il cosiddetto "Sanrocchino", una conchiglia a tracolla come tazza per l'acqua, il bastone e il cappello da pellegrino, la piaga sulla gamba destra.
Pianeta e stola ex dono dell'arte dei Formaggiai di Milano al loro patrono San Lucio (1757). Dimensioni pianeta 74 x 105 cm, stola 214 x 23 cm. In tessuto faille di seta, color avorio, ricamate a motivi floreali, nelle sfumature rosa, viola e azzurro, oltre a fregi, volute, decorazioni e bordure con fili metallici e laminati oro. Sul retro della pianeta, nella parte inferiore, racchiusa da uno stemma a fili metallici, l'iscrizione "Ex dono Universitatis Salsamentariorum Mediolani" ricamata con filo di seta nero.
Triangolo per esposizione eucaristica confezionato nel XIX secolo. Tipo d'arredo liturgico in seta ricamata per l'esposizione eucaristica in forma solenne nel rito ambrosiano, con l'ostensorio al centro in posizione elevata. Il triangolo è in raso e seta color cremisi, ricamato con fili metallici d'oro lungo i tre lati, che raffigurano foglie d'acanto tondeggianti, da cui fuoriescono lateralmente piccoli motivi floreali, al centro una spiga. Al centro del triangolo si può osservare l'ostia con l'iscrizione IHS da cui partono ventidue raggi a fascio e sessantasei raggi singoli.

 

 

 

 

 

 

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